Roma, Mario Ciarla (Pd): «La legge regionale sui cinema è un disastro, va riscritta»

Il segretario dei dem alla Pisana ritiene che i tempi per consentire la trasformazione e il cambio di destinazione d'uso debbano essere rivisti al rialzo:«Rocca coinvolga nella riforma anche le opposizioni e il Campidoglio»

Mario Ciarla, capogruppo dem in Regione, considera «disastrosa» l’attuale proposta di legge sulla semplificazione urbanistica e teme che possa aprire la strada alla «deregulation assoluta» nella gestione dei cinema. Dopo l’incontro tra i rappresentanti della filiera, Anica e Anec, concordi nel ritenere che si debba mantenere il vincolo di destinazione d’uso per le sale ancora aperte, il Pd prova a mobilitare l’opinione pubblica con una raccolta di firme nei Municipi e un migliaio di manifesti distribuiti in tutta la città. Nel frattempo, Ciarla è convinto che il presidente del Lazio, Francesco Rocca, dovrebbe coinvolgere nel dibattito sulla riforma il Consiglio regionale e il Campidoglio. Secondo i dem le critiche alla modifica delle norme attuali, contro la quale si sono espressi anche autorevoli attori e registi, dovrebbe far riflettere sull’opportunità di lavorare a una soluzione condivisa.

Consigliere Ciarla, che cosa dovrebbe fare adesso la maggioranza in Regione?
«La proposta deve essere formalmente emendata o ritirata perché l’humus politico di questa discussione sta producendo danni ancora prima che si arrivi all’approvazione. In commissione la destra ha peggiorato il testo originario prodotto dalla giunta riducendo i termini di decadenza del vincolo da 10 a 7 anni per le sale chiuse e da 15 a 10 per quelle in attività: in questo modo non soltanto i cinema chiusi non riapriranno più, ma di fatto si incentiva la chiusura di quelli aperti. Riportata alla realtà, la norma incoraggia la speculazione».

Qual è invece la vostra proposta per salvaguardare il settore?
«Noi pensiamo che i tempi per consentire la trasformazione e il cambio di destinazione d’uso debbano essere innalzati da 7 a 15 anni per le sale chiuse e da 1o a 20 anni per quelle aperte. Possiamo dialogare sul mix funzionale, ma sempre tenendo presente la necessità di garantire l’interesse pubblico ed evitare la desertificazione culturale».

Quale potrebbe essere, a suo avviso, un buon modello di bilanciamento tra attività culturali e commerciali all’interno di una sala per renderne sostenibile la gestione e incentivare gli investimenti?
«Mi trovo in sintonia con chi guarda al modello Parigi, ai “terzi luoghi” dove alle sale si affiancano bistrot, librerie private o biblioteche pubbliche, spazi per lo studio e il co-working. Dal momento che la legge regionale incide prevalentemente su Roma, credo sia indispensabile che Rocca si confronti anche con il Comune».

Il presidente del Lazio ha accettato di aprire un tavolo con le categoria.
«Sì ed è apprezzabile, ma quando si riscrivono le regole serve coinvolgere anche le opposizioni come ha fatto l’assessore Veloccia (Maurizio, responsabile capitolino dell’Urbanistica, ndr) sulle nuove norme tecniche del Piano regolatore».

Data: 
Giovedì, 13 Febbraio, 2025